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Andrea Bet: “Ecco come nacque il Barracuda”

Intervistare Andrea Bettelli non è mai stato semplice. Non ama le foto, evita volentieri le interviste video e, più in generale, non ha mai avuto particolare interesse per l’esposizione mediatica. Una scelta di carattere, prima ancora che di stile.

Nel corso degli anni Andrea Bettelli ha ideato e sviluppato numerosi format che hanno segnato la storia recente del poker italiano, lasciando un’impronta riconoscibile soprattutto a Campione d’Italia. Tra questi, Only The Barracudas resta probabilmente quello che, dal punto di vista comunicativo ci ha appassionato e divertito di più.

Ciao Andrea, innanzitutto, come stai? Sto bene. Il peggio a livello di salute è fortunatamente passato, anche se ci sono residui della malattia che sono rimasti e che ho imparato ad accettare.

Intervistare te è sempre stato complicato. C’è un motivo? Ah Ah, semplicemente carattere. Non mi trovo a mio agio a farmi fotografare e nemmeno a fare interviste video. L’apparire non è mai stata una cosa che mi ha interessato.

Però in un mondo dove il mainstream conta, non ritieni che questo atteggiamento possa averti penalizzato e non averti premiato abbastanza per quello che hai fatto? Non me lo sono mai posto come problema, non mi interessa. Ho voluto rimanere sul pezzo e fare le cose a modo mio.

Quindi, in base a questo, come vedi gli organizzatori di oggi? Con organizzatori che si interessano soprattutto a promuovere se stessi con discorsi, interviste e autocelebrazioni.

Sei stato anche colui che sarà ricordato per aver lasciato un segno indelebile nella storia del poker a Campione. Cosa ti è rimasto da quell’esperienza? Campione è stata una tappa, a livello umano e professionale, molto importante che porterò sempre nel cuore. Senza troppi proclami avevamo contribuito a costruire qualcosa che, ancora oggi, i giocatori, e lo dico con soddisfazione, ricordano e rispettano.

E oggi? Oggi è stata fatta una scelta molto diversa, in profonda disconnessione con il passato, che non mi permetto di giudicare.

Tornando al Barracudas, come è nato? Ogni evento che ho creato è sempre nato da un bisogno. Per il Barracudas, all’epoca, avevamo solo l’IPO come torneo e l’idea era quella di affiancargli un evento nella settimana precedente, così da costruire un vero festival di quindici giorni. L’equilibrio tra buy-in, struttura, comunicazione e organizzazione ha funzionato fin da subito.

Sei contento che il tuo “Barracuda” sia tornato a “nuotare” nello stesso lago? Quest’idea mi è piaciuta fin da subito e sono contento che questo brand e questo format abbiano dimostrato di essere ancora attuali, anche 12 anni dopo. Credo che il bilancio sia stato positivo con 817 iscritti e un garantito di 100.000 euro superato a fronte di un low buy-in.

Come lo vedi il futuro di questo format? Penso che il “Barracuda” abbia trovato al Casinò di Mendrisio il posto giusto per continuare a nuotare.

Ti ringraziamo per l’intervista e ti chiediamo se sarà ancora possibile vederti nell’organizzazione di tornei. Grazie a voi. Ci tengo a sottolineare che a Mendrisio avete fatto un lavoro che nessuno si aspettava e che forse qualcuno pensava fosse facile sminuire. Soprattutto sul lato cash game è fuori discussione che in Ticino siete oggi l’unico e autentico punto di riferimento. Per quanto riguarda me, non penso… ma nella vita mai dire mai.

NOTA del Poker Manager Cristiano Ruiu

“Il mio rapporto con Andrea nasce prima di tutto da una lunga collaborazione professionale, costruita sul campo, evento dopo evento, e nel tempo si è trasformato anche in un rapporto di amicizia, fatto di stima reciproca e di una visione spesso condivisa su cosa significhi davvero organizzare poker live.”